Gli Etruschi

Su tutta la Tuscia si avverte quasi continua una presenza magica, di grande suggestione: quella degli Etruschi che ebbero in queste terre molti dei loro centri principali. Nel periodo Etrusco la fioritura di una serie di insediamenti in questa zona è certamente da collegarsi con il ruolo di cerniera da essa rivestito tra il territorio di Vulci, una delle principali città etrusche della costa, e Chiusi, che dominava, insieme ad Orvieto, i traffici commerciali gravitanti sul Tevere. Attraversata da percorsi che univano il Tirreno ai centri dell'Etruria settentrionale interna, l'area ha risentito di stimoli ed influssi culturali di diverso genere che rendono le testimonianze locali particolarmente interessanti. A Proceno l'influenza di Chiusi è testimoniata dalle caratteristiche di particolari reperti archeologici, quali la tipologia di alcune tombe con tramezzo, tipiche dell'area chiusina, e, per l'età ellenistica, il ritrovamento di una serie di sarcofagi scolpiti con scene mitologiche.
Molto spiccato è anche l'influsso di Vulci già a partire dal VII secolo a C.: da questo importante centro costiero giungono infatti ceramiche etrusco-geometriche, etrusco-corinzie, buccheri, vasi d'impasto. Tutto ciò certamente tramite la mediazione dei fiorenti centri della valle del Fiora, quali Castro, Poggio Buco, Pitigliano, Sovana e Sorano. Di questa presenza Etrusca restano , in genere, le testimonianze delle necropoli.
Antichi "cimiteri" che, nel silenzio dei loro affreschi, narrano la civiltà Etrusca: le credenze, le arti, i costumi. I sepolcri rupestri di Tarquinia, con quelli di Tuscania, costituiscono le più importanti testimonianze di vita quotidiana. Ma se si vuole ammirare quello che è considerato il capolavoro dei sepolcri etruschi bisogna andare a Sovana, dove la necropoli è dominata dalla monumentale tomba Ildebranda, costruita in forma di tempio, con colonne dai capitelli ornati di teste umane e podio con scalinate di accesso. Il viaggio nel mondo etrusco dell'aldilà può continuare all'infinito.
In un luogo o nell'altro, il fascino misterioso e la suggestione sono sempre gli stessi: si va alla scoperta di un mondo dove la morte non è nera, buia, tetra, ma piena di luce, quasi prodigiosamente tesa verso la vita. " Qui rise l'Etrusco, un giorno, coricato…". E' l'inizio di una composizione del poeta di Tarquinia Vincenzo Cardarelli. Il verso può essere assunto a simbolo del concetto che gli Etruschi ebbero della morte: intesa cioè come il passaggio in un mondo ultraterreno dove il tempo non subiva mutamenti.