Via Francigena

Grande importanza in epoca medievale ebbe la Via Francigena che collegava il grande nord al Mediterraneo. L’antica via consolare Cassia passava molto più ad est ed era rimasta nel territorio ancora sotto il dominio bizzantino, mentre la via Francigena seguiva un tracciato più ad occidente e costituiva la via percorsa dai pellegrini che dal Nord si recavano a Roma in pellegrinaggio, attraversando così la Tuscia.
Seguire oggi questo itinerario può sembrare un’impresa velleitaria. In realtà, anche in contesti totalmente o parzialmente urbanizzati il “segno” vince: per chiese e pievi isolate, monasteri, antichi hospitali, tratti di strade lastricati, ponti, edicole e Maestà, la strada del pellegrini romei di mille anni fa riemergere dal palinsesto della storia, determinando suggestioni, riattualizzando conoscenze e culture. Tra le tante centinaia di migliaia di pellegrini in transito lungo la Via Francigena, alcuni, pochi, ci hanno lasciato un diario di viaggio. Tra questi l’abate Sigerico da Canterbury è uno dei più puntuali cronisti dell’itinerario francigeno che, in un documento datato 990 e conservato alla British Library di Londra, suddivise in 79 tappe la via del ritorno da Roma a Canterbury. Per questa via transitarono, portati dagli uomini, culture e linguaggi appartenenti alla più vasta comunità dell’Occidente Medioevale.
Ancora oggi sono rintracciabili frammenti e memorie di quegli itinerari che furono alla base della storia europea.
Questa strada ha portato con sé lo spirito di ricerca degli elementi di una “unità nella diversità” che hanno tanto contribuito a creare l’identità culturale di oggi.