Montepulciano

Montepulciano la troviamo appena 8 chilometri oltre Pienza. Quello che si vede dalla torre del palazzo Comunale è un mondo antico che pare senza confini. Ma la troppa aria abbaglia, il vento confonde le idee, ci accorgiamo che dappertutto i paesaggi immensi possono avere un senso e incantare, ma che nella Tuscia siamo abituati alle dimensioni più ridotte, più umane: magari per dare la possibilità al pensiero di fare grandi salti, di immaginare l’infinito vero. Così scendiamo dalla torre, usciamo sulla piazza e percorriamo le cinque strade che da essa dipartono. La prima impressione che abbiamo è quella della bellezza del pieno Rinascimento, così presa di sé, così persuasa della propria perennità.
La colonna con il Marzocco sulla cima ricorda l’anno 1511, anno del ritorno, dopo sedici anni di soggezione a Siena, di Montepulciano a Firenze ridiventata medicea, l’anno in cui i poliziani più ricchi cominciarono a farsi costruire i palazzi dagli architetti più illustri. Nacquero così opere del Vignola, dell’Ammannati, Di Antonio da San Gallo, di Baldassarre Peruzzi. Nasce così il grande tempio di San Biagio, ad opera di Antonio da San Gallo il Vecchio, ai piedi del pendio che precipita all'improvviso. Innalzata fra il 1518 e il 1545, al di fuori delle mura, San Biagio divenne l'espressione di una popolazione ancora costretta a vivere, per motivi di sicurezza, entro il giro delle fortificazioni, ma già in grado di dominare lo spazio attorno e di viverlo con un nuovo senso di libertà. Una serie di reperti etruschi murati ai due lati del Palazzo Bucelli ci ricorda l'origine etrusca di Montepulciano fondata, guarda il caso, proprio da quel Porsenna che dette vita anche al nostro Proceno.