Proceno

Faremo adesso un viaggio con voi attraverso questo magico territorio, partendo da uno dei punti più piccoli sulla carta geografica, un paese dove c'era un tempo un grande avamposto militare, un paese dove hanno sostato papi, imperatori e studiosi, un paese che fu al cospetto dei grandi della storia: Proceno. Proceno deve le sue origini al popolo Etrusco la cui vita era dominata dal sacro.
Alla base della religiosità etrusca era la convinzione che ogni fenomeno naturale fosse espressione della volontà divina. Anche il luogo di fondazione delle città si decideva sulla base dell'interpretazione che l'Augure e gli Aruspici, ossia i Sacerdoti, davano del volo degli uccelli e delle viscere degli animali uccisi. Una antica leggenda narra che il Lucumone Porsenna , re etrusco del VI secolo avanti Cristo, sia venuto a caccia al cinghiale nelle zone boscose dove oggi sorge Proceno.
Là sarebbe stato assalito da un cinghiale che il racconto descrive essere di immensa mole e grande ferocia. Il re non si sarebbe lasciato né sorprendere né impaurire e avrebbe ucciso la belva. Osservando il fegato dell'animale abbattuto gli Aruspici, che conoscevano l'arte dell'interpretazione, consigliarono a Porsenna di fondare un paese per celebrare lo scampato pericolo.
Da questo evento trae origine uno degli elementi che compongono lo stemma di Proceno, la testa del cinghiale. Il secondo elemento, la mezza luna, ricorda la partecipazione dei cittadini di Proceno alla battaglia navale di Lepanto, nel 1571, che vide la vittoria della Santa Lega contro i Turchi durante il periodo delle Crociate. Vittoria conseguita sotto il comando di Don Giovanni d'Austria e di Andrea Doria.
Il terzo elemento, le chiavi di San Pietro, ricordano che Proceno, potenziato ed ingrandito nel 1157 per ordine di Matilde di Canossa, intrecciò da questa data il suo destino con quello dello Stato dei Papi, benché talora la comunità assumesse atteggiamenti di indipendenza o addirittura di ostilità verso la Santa Sede. Fu negli anni quaranta del XIII secolo che Proceno fu assediato dalle milizie di Federico II di Svevia ed ebbe modo di testimoniare la sua fedeltà al papato: fedeltà che gli gioverà il permesso di aggiungere al suo stemma le chiavi di San Pietro.